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Alessandra Redaelli
Seba. Scorci di città in bicromia – articolo apparso
su Arte – Editoriale Giorgio Mondadori  nr.329 gennaio 2001


Scorci urbani desolati: un cartello stradale, un’ aiuola con pochi fili d’ erba avvelenati dai gas, un cielo grigio, un muro, un albero. Oppure un guardrail in primo piano, case lontane, e un albero, ancora, quasi come un personaggio incongruente in uno scenario che non gli appartiene. O, ancora, due silos incombenti, sotto un cielo plumbeo che stempera nel giallo. E’ una periferia buia, colta prima dell’alba o al crepuscolo, tutta giocata sui grigi e sui neri. Sul potere evocativo della macchia. Che si impasta sulla tela e sembra possa sporcare le mani di chi la tocca. Come lo smog e i gas di scarico delle auto si impastano in solide nuvole nere sui muri e sugli alberi. Eppure i dipinti di Seba ( Misterbianco, Catania, 1958 ) non vogliono essere una denuncia. Il suo scopo è quello di scovare la poesia sotto l’ abbrutimento della città moderna. "Per vivere bisogna imparare a trovare la bellezza in tutto quello che si vede. Anche in ciò che si incontra ogni giorno e spesso ci si dimentica di guardare. O, quando lo si guarda, a prima vista può sembrare triste, desolante", dice. Lui il bello l’ ha visto nelle periferie urbane. Quelle del Nord, dove ha lavorato per tanti anni, a Domodossola, e quelle del Sud, della sua Sicilia. Dove è nato e dove è tornato quando la sua professione è diventata la pittura. Innamorato delle fotografie in bianco e nero ( " Mi piacciono le visioni di Gabriele Basilico", dice) come della pittura di fine Ottocento, da Fontanesi a Grubicy, Seba ha trovato il modo di declinare la tecnica moderna in quel linguaggio intriso di romanticismo. Fotografa ciò che colpisce la sua fantasia,  rielabora  lo  scatto  al  computer  e  poi  usa il risultato come modello per le sue tecniche miste ( olio e acrilico ) su tela.
Per lo più piccoli formati, con il sapore dell’ album fotografico, dove i contorni sfumati degli oggetti, che sembrano talvolta prolungarsi nell’ ambiente e fondersi con esso, danno un’ idea di movimento, di velocità, come di immagini colte dal finestrino di un treno in corsa.   


 
 
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