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Gian Marco Walch
Seba, immagini istantanee del panorama urbano –
Articolo apparso sul - Il Giorno – Milano 1 aprile 200
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La città, qui e oggi. Paiono fotogrammi rubati a un film di Wim Wenders, magari al favoloso <<Paris – Texas>>, mai un attimo di scena ferma, almeno cartacce svolazzanti, o il bagliore fugace degli stop d’un’auto. O reperti di un album di ricordi della beat generation, lì anime svolazzanti, e più frenetici gli stop. Ma sono anche, come scrive Lucio Barbera, <<lacerti di vita>> contemporanei, antologia di <<qualcosa che appartiene all’eterno presente della vita di ogni giorno>>. Le sue immagini, Seba, al secolo Sebastiano Parasiliti, catanese poco più che quarantenne, le strappa al panorama urbano che scorre, invisibile, sotto i nostri occhi. Macchina fotografica, tela emulsionata, e computer, a sostituire il vecchio pennello. A cercare una terza via, fra pittura e Art Video. Ed ecco il grigiore dei cartelli stradali fissi a indicare il nulla, dei serbatoi di sostanze misteriose ma certo non benefiche, ecco i riflessi opachi di un lunotto, uno snodo, un incrocio deserto, un traliccio poggiato sulla nebbia.Anche le persone, le poche persone che incrociano la solitudine della metropoli, hanno il grigiore dell’anonimato.Un’ <<estetica quotidiana>> che evita, pur negli scorci fuggenti, qualunque sapore rètro di un futurismo da decenni irrimediabilmente datato, ma anche la freddezza di un troppo facile realismo.Perché l’istantaneità delle immagini di Seba finisce, in un inevitabile corto circuito, per dar loro il valore del documento di lunga durata. E  la   loro  freddezza,  ancora   più   fredda del    freddo realismo, finisce per tingersi del sapore della nostalgia.


 
 
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