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Cinzia Ciavirella
Seba, il "magico" mondo postindustriale – articolo
apparso su Centonove – Messina 8 marzo 2002.-



Segni particolari: silos, strade e fabbriche dismesse. Ma anche luoghi, passaggi e tranches de vie che hanno la forza di far cadere ogni barriera tra l’ arte e la quotidianità. Ecco il tratto tipico di Sebastiano Parasiliti, in arte Seba, artista impegnato a fermare su tela i simboli di una società postindustriale, il dramma di tante solitudini, e le inquietudini di una società opulenta ma povera di spirito. Le sue opere, in mostra alla Galleria Civica di Misterbianco dal 9 al 17 marzo, mostrano lo sposalizio ideato dall’ artista tra la tecnica pittorica e le tecnologia, per cui attraverso la fotografia e l’elaborazione al computer dell’ immagine riesce a padroneggiare il mouse e la tecnica come farebbe con il  pennello.
"L’opera di Seba – ha scritto di lui il critico Dario Gnemmi – s’insinua nell’ aspetto variegato dei mondi reali di Clive Smith, di Andrew Gadd e di Alessandro Raho, nella sua sfaccettata polisemia raggiunge le soglie del realismo contemporaneo di Frank Bauer e s’invera attraverso paesaggi che richiamano la memoria di Jean Baptiste Sècheret, per poi ridefinire intelligentemente l’area di Munteam & Rosemblum". Le opere di Seba sono dunque poliedriche e secondo Dario Gnemmi  " il bianco e nero di alcune a cielo aperto in cui la tecnica mista su tela riprende trame fotografiche elaborate al computer, sembra richiamare le esperienze di Javier Garcerà, forse per superare, tuttavia, i territori sfociati dell’iperrealismo".  
Dunque non solo modernismo della tecnica, ma anche dei soggetti trattati nelle tele, che insistono sull’individualismo, la prostituzione, la disoccupazione e l’oltraggio all’ambiente violentato da un’industrializzazione selvaggia. Quando di più attuale nel momento in cui la Sicilia è di nuovo agli onori della cronaca per il caso della raffineria  di  Gela   e   della crisi  del  comparto   che  getta migliaia di famiglie  nella  miseria  oltre   ad   avere    deturpato   per  sempre   un territorio che doveva piuttosto essere votato al turismo e alla cultura. Dunque, la Sicilia che emerge dai quadri di Sebastiano non è quella canonicamente conosciuta dai turisti, quella dell’arte classica e dei fregi barocchi, ma quella violentata dalle fabbriche, vale a dire la zona industriale di Piano Tavola in cui lavora l’autore. Del suo amore per il quotidiano Gnemmi ha scritto che "l’ellissi di pensiero che attraversa l’opera di Seba sembra avere uno dei suoi fuochi in quella che ci piace definire come una voluta, perseguita in identificazione hopperiana. Al contrario di Hopper, Seba traccia i contorni del vero, letto e vissuto come scaglia cronologica, scintilla incandescente e perciò bruciante dell’esserci (dasein) di heideggeriana  memoria".
Seba è nato a Misterbianco nel 1958, vive e lavora a Belpasso e da autodidatta ha iniziato a dipingere nei primi anni ottanta. Ha esposto in varie città siciliane e a Milano presso la Galleria Eos nell’anno 2000 in un’importante mostra dal titolo "L’estetica quotidiana".


 
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