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Lucio Barbera

Seba – Presentazione sul catalogo "Art in Italy" nr.14 –
dicembre  1999  Adriano  Parise  –  Editore Verona



Quando l’immagine è erroneamente sfuocata, cioè caratterizzata da un effetto dissolvenza non voluto, si dice che la fotografia è sbagliata. E se, invece, l’immagine pittorica coscientemente è sfuocata,  cioè a dire si sfrangia nell’osservazione della realtà sfumandone i contorni, cosa occorre dire? E’ questa, in sostanza, la intrigante domanda che pone Seba con i suoi lavori che manifestamente ripropongono il confronto tra fotografia e pittura.
L’artista catanese mutua evidentemente il suo linguaggio pittorico dalla meccanica impressione che è tipica della immagine fotografica e, così connotati da una sensazione di indifferenza, appaiono i suoi paesaggi urbani, che hanno un senso di fredda oggettività, rispetto alla quale il pennello umilmente regredisce quasi a obiettivo. Ma la pittura è in agguato e pronta a prendersi la sua rivincita, cioè a dire a riaffermare la sua supremazia orgogliosa. E così, pur restando coerentemente fermo al bianco e nero, con una vasta gamma di inventati grigi, l’artista offre, della realtà catturata, un’immagine in movimento, come di quei paesaggi visti da un treno in corsa in cui proprio la velocità della visione caratterizza, a suo modo deformandola, la visione stessa.
Ed è, allora, per artificio di pittura, che questi di Seba sono scorci urbani che, per quanto resi realisticamente, appaiono del tutto sottratti alla intenzione mimetica. Ciò che sormonta, infatti, è la velocità dello sguardo e, con essa la rapidità, l’indifferenza e la superficialità con cui guardiamo le cose: un caseggiato, i silos, una macchia di alberi, un semplice segnale stradale che ingombra. Da questo modo di vedere il paesaggio stesso viene condannato all’anonimato. Ecco, in sostanza, cosa dipinge Seba, qualcosa che sfugge alla stessa implacabile fotografia.



 
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